L'invernamento degli alveari

Articolo scritto con il contributo di Pasquale Angrisani e il libro l'Apicoltore Moderno.

Per invernamento si intende il complesso d'operazioni compiute per preparare le colonie di api al superamento dell'inverno. Al termine della stagione estiva, dopo aver tolto i melari e proceduto alla smelatura, è opportuno visitare accuratamente gli alveari. Questa visita, detta comunemente di preinvernamento, ha lo scopo di:

- verificare la forza delle colonie e individuare le famiglie eventualmente da riunire;

- normalizzare le famiglie orfane introducendo api regine feconde;
- valutare la disponibilità delle scorte;

- controllare la situazione sanitaria delle famiglie.


Quando la colonia ricopre meno di 4-5 favi si deve procedere alla riunione con un'altra famiglia; infatti una famiglia su meno di 4 favi ha scarse probabilità di poter superare la stagione invernale poiché le api, essendo troppo poco numerose, non riescono a riscaldare sufficientemente l'alveare.

 

In tutta Italia ormai, a ottobre il raccolto nettarifero è finito. Le famiglie di api si apprestano ad affrontare l'inverno: se in qualche zona più mite non sono stati tolti i melari, questi vanno tolti al più presto per dar modo alle api di organizzare il nido per l'inverno. In questo mese, occorre concentrarsi su quei lavori in apiario che sono fondamentali per impostare la stagione apistica a venire.

 

S'incomincia a preparare gli alveari per l'inverno: questa fase si chiama preinvernamento che consiste nell'esaminare le condizioni generali degli alveari. Un ottimo invernamento, è la premessa per un buon inizio della stagione apistica.

 

I controlli consistono: nell'ispezionare esternamente gli alveari e proteggerli dai venti gelidi del Nord; nel vedere se vi è disponibilità di provviste contenenti miele, polline e numero di favi presidiati dalle api per almeno tre quarti; nel ricercare eventuale presenza di malattie e lo stato della regina. I favi nel nido devono avere nella parte alta dei telaini una fascia di miele di buona qualità, a forma di luna capovolta, di circa sette - otto centimetri. Quelli che contengono melata vanno asportati perché non sono adatti all'alimentazione invernale, essendo pochi digeribili. Se troviamo alveari o sciami artificiali con scarsità di provviste, questi vanno alimentati con un'alimentazione solida. Di solito si ricorre alla somministrazione del candito, quando non abbiamo favi di miele opercolato prelevati dalle famiglie che ne hanno in sovrappiù o dai favi che abbiamo in magazzino. In questo periodo è da escludere un'alimentazione liquida perché le api, con le basse temperature, non riescono a concentrarla per l'inverno e questo provoca un'alta umidità interna negli alveari, con rischio di malattie come la nosemiasi e l'amebiasi.

 

Durante le visite dobbiamo restringere il nido: togliendo i favi in sovrappiù e lasciando solo quelli effettivamente presidiati dalle api. I favi neri o ammuffiti, che contengono ancora un po' di miele, dopo averli graffiati con una forchetta, saranno spostati all'estremità del nido oltre il diaframma per indurre le api a ripulirli e tolti nella prossima visita. Le api, per un corretto preinvernamento, devono coprire a seconda la zona, un minimo di sei o sette favi da nido. Dopo aver ristretto il nido i favi in sovrappiù, per proteggerli dalla tarma della cera, dovranno essere portati in magazzino e subire lo stesso trattamento dei favi da melario. Da come si spostano le api all'interno dell'alveare per formare il glomere, la porticina va posizionata frontalmente e ristretta a una grandezza pari alla metà della dimensione del glomere. Nelle zone umide le porticine vanno mantenute larghe pari alla dimensione del glomere. Per favorire la ventilazione è consigliabile creare un altro foro opposto alla porticina d'ingresso. Per le api è valido il detto "testa calda e piedi freddi". Possiamo iniziare a coibentare gli alveari, inserendo sotto la soffitta un foglio di poliuretano espanso (o meglio la paglia), senza esagerare troppo per non ridurre la traspirabilità degli alveari, altrimenti creeremo l'effetto opposto e cioè la creazione di molta umidità all'interno degli alveari. Vanno di nuovo inseriti i fondi antivarroa, tolti durante il periodo estivo per favorire l'arieggiamento dell'alveare. D'ora in avanti gli alveari vanno inclinati sul davanti, per favorire la fuoriuscita di condensa che si forma durante l'inverno all'interno degli alveari o alla ripresa primaverile. Gli alveari devono essere riparati dai venti freddi mediante staccionate o ripari simili e l'apiario nel suo insieme deve essere lasciato tranquillo.

 

Se non è stato fatto il trattamento risolutivo contro la varroa, si deve farlo al più presto

riunione delle famiglie delle api

M. Greatti - Laboratorio Apistico Regionale

Riunire sciami e famiglie di api orfane o con popolazione ridotta è una necessità che può presentarsi agli apicoltori con una certa frequenza. In autunno una colonia debole ha poche possibilità di sopravvivere all'inverno e, se orfana, non può allevare con successo una nuova ape regina; In primavera, invece, essa non produce miele perché lo sviluppo della famiglia procede a rilento e la massa delle api bottinatrici di solito compare dopo le fioriture più importanti (ad esempio quella di robinia).

 

La riunione di sciami può essere opportuna nel caso di colonie poco popolose (sciami secondari, terziari) oppure se non si vuole incrementare il numero di alveari posseduto. L'unione di due famiglie non orfane comporta l'eliminazione di una regina. La soppressione dovrebbe essere effettuata dall'apicoltore alcune ore prima della riunione: così è possibile selezionare l'individuo migliore. Tuttavia, alcuni apicoltori, accettando i rischi che talvolta possono derivare, lasciano che le due regine si incontrino confidando che la più forte abbia il sopravvento sulla rivale. Invece, qualora ad una famiglia con regina fosse unita una colonia orfana con celle reali in allevamento, è necessario asportare quest'ultime prima della riunione.

 

Una metodica d'uso comune per riunire due alveari prevede che i favi con api della colonia debole oppure orfana vengano inseriti nella famiglia forte, a fianco dei favi già occupati dalle api di quest'ultima. L'arnia che conteneva la colonia debole va rimossa dall'apiario, costringendo così le bottinatrici a disperdersi negli alveari vicini. Questa tecnica, che si pratica nelle ore centrali della giornata, è indicata all'inizio della primavera e in autunno oppure durante forti importazioni di nettare. Per ridurre i possibili conflitti che possono derivare dal mettere assieme individui appartenenti a famiglie diverse, prima dell'operazione è utile cospargere le api di entrambi gli alveari con farina di frumento.

 

Se, invece, la riunione viene effettuata in un'arnia nuova o che non ha ospitato api da alcuni mesi, i favi di due colonie possono essere uniti durante tutto l'anno (ad eccezione dei mesi invernali), anche evitando l'impiego della farina. In questo caso nell'arnia nuova, che deve essere posizionata al posto di quella che conteneva la famiglia più forte, i favi delle due colonie vanno collocati alternati.

 

Il metodo Miller (o del foglio di giornale) è una tecnica di riunione che consente alle api un «contatto progressivo» e sicuramente più pacifico del precedente. L'operazione si attua all'imbrunire quando sono rientrate le bottinatrici. Il nido della colonia debole oppure orfana viene sovrapposto a quello della forte; l'arnia contenente la famiglia debole deve essere dotata di un fondo mobile che va asportato (oppure deve essere travasata in due melari sovrapposti). La separazione tra i due alveari viene effettuata ponendo sopra l'arnia contenente la famiglia forte, una volta tolto il coprifavo, un foglio di giornale fittamente bucato con chiodi. Nell'arco di un paio di giorni le api di entrambi gli alveari avranno roso la carta e si saranno unite pacificamente. A riunione avvenuta è necessario provvedere all'asportazione dei residui di giornale, del nido superiore e dei favi in eccesso (quelli con covata e con alimento vanno collocati nel nido inferiore a sostituire quelli vecchi, malformati o vuoti). La tecnica è particolarmente indicata per riunire sciami (quest'ultimi possono già essere catturati in uno o più melari) e durante il periodo primaverile - estivo se ci sono pericoli di saccheggio.

 

Infine, appare fondamentale ricordare la necessità di un'attenta visita preventiva nelle famiglie interessate alla riunione, per individuare eventuali patologie presenti; tale intervento è indispensabile ogni qualvolta si intenda eseguire operazioni apistiche che prevedono il «mescolamento» di favi, di covata e di api appartenenti a colonie diverse

LA SCIAMATURA delle api

La sciamatura. Se per l'apicoltore è piacevole sentire il ronzio e ammirare lo sciame d'api, per molte persone possono provocare paura e panico. Le api essendo insetti protetti per l'elevato contributo che danno all'agricoltura non possono essere uccise.

 

Prof. Maurizio Iori Seminario ARAL, Artena 27 Aprile 2013

In questo incontro tratterò della sciamatura dal punto di vista pratico: i fattori che portano alla sciamatura, come riconoscere una famiglia che si prepara alla sciamatura, come prevenirla o limitarla e infine il recupero di uno sciame. Studiando come si svolge la sciamatura, ossia quale tipo di ricerca le api collettivamente fanno per un nido ottimale, quali segnali precedono la sciamatura si ricavano informazioni utili per allevare un nucleo. Anche nella sciamatura è evidente un comportamento collettivo che si identifica con le caratteristiche di un sistema complesso, modello spesso usato nella ricerca scientifica per descrivere fenomeni di molti elementi tra loro correlati.


La preparazione alla sciamatura e la sciamatura
Il motivo che stimola la sciamatura non è stato ancora compreso a fondo, da quello che si ricava dall'osservazione ed dall'esperienza dell' apicoltore, la sciamatura avviene in situazioni di carenza di spazio, malattie, favi vecchi oppure posizione dell'alveare, florescenza , clima e è identificabile dall' allevamento di nuove Regine in celle poste principalmente al bordo del favo . La crescita di nuove Regine è rapida, 16 giorni e durante l'allevamento della nuova (o nuove) la vecchia Regina viene alimentata sempre meno. Questo porta alla riduzione del suo peso che la faciliterà nel volo. Dall'altra parte le operaie aumentano il loro peso fino al 50% (50mg). Un aspetto assai caratteristico prima della sciamatura è la quiete che regna nelle api poste sopra ai favi o di fronte all'entrata dell'arnia. Solo una piccola parte, le esploratrici, continua a muoversi per la ricerca del futuro nido. Saranno queste ultime che tenendo sotto controllo la situazione esterna ed interna all'alveare prendono la decisione per iniziare a sciamare e guideranno lo sciame. Le esploratrici stimolano le api a riposo affinché preparino i muscoli del torace mediante la vibrazione delle ali per la sciamatura. Questo porta a un rumore caratteristico che precede la sciamatura. Si crea quindi quello che viene definito sciame primario contenente circa 10000 api (2/3 del nucleo) che parte formando una nuvola di lunghezza circa 10 m. Dopo una ventina di minuti si ferma su di un ramo non lontano dall'alveare e all'interno dello sciame si trova la Regina che emana un forte odore di citronella per mantenere compatto il nucleo.

 

Lo sciame resta alcuni giorni sul ramo per decidere la scelta del miglior nido. In seguito riportiamo la distribuzione della temperatura all'interno dello sciame che ora si trova all'esterno generalmente su un ramo albero.
Nell'alveare invece restano poche migliaia di api , diverse celle reali, da cui dopo pochi giorni emergono le nuove Regine. Appena la prima Regina emerge essa mediante un canto (Fig. 2) informa le altre api e le possibili Regine antagoniste. Per circa 7 secondi la Regina emette 19 suoni staccati di alta intensità , circa 2 al secondo. Questo canto espresso dalla Regina porta a generare qualche volta ad una seconda sciamatura. Anche le api operai emettono un rumore prima di sciamare che può raggiungere i 2000 Hz in breve tempo.

 

Come raccogliere uno sciame
Il recupero di uno sciame è una cosa in generale semplice ma alcune volte può presentare delle difficoltà e pericolo se è posizionato malamente, esempio in rami troppo alti di difficile accesso, rami grossi. Per questo vanno sempre studiate con accuratezza le modalità di recupero al punto che, se la situazione è complicata, è meglio abbandonare il recupero. Generalmente lo sciame si ferma su rami, cespugli a quota di 1-2 metri (qualche volta anche a terra poco lontano dall'arnia) e resta per almeno un giorno prima di spostarsi nel nido definitivo. Avvicinandosi si realizza che c'è un movimento di api, sono principalmente le api esploratrici. La Regina è protetta dalle altre api. Lo sciame in questa situazione risulta non aggressivo in quanto carico di miele e con la principale preoccupazione di rimanere unito per proteggere la Regina. Questo aspetto rende più facile la procedura di recupero. E' pur sempre utile aiutarsi con un affumicatore. Descrivo, come esempio, il recupero di sciame mostrato in Fig. 4 e eseguito nel mese di Maggio. Come si vede lo sciame si è fermato su di un ramo non lontano dall'apiario (circa 10 m). Lo ho avvistato il pomeriggio tardi e quindi ho subito deciso la mattina presto di andarlo a recuperare.

sciamatura

Come si vede dalla Fig. 4b si era fermato su un ramo laterale di media grossezza (10 cm di diametro). Una possibilità era provare a tagliare il ramo ma troppo grosso, l'altra scuoterlo per farlo cadere in una arnia in cui avevo posto tre vecchi favi . Inizialmente ho posizionato una arnia a 5 favi sotto il ramo (2.5 m) e andato sul lato opposto a scuotere energeticamente il ramo. Inizialmente è caduto un grappolo di api (fig. 4 c) . Ho atteso che la situazione si equilibrasse essendo la Regina restata sul ramo con un glomere le api a proteggerla. Le api hanno incominciato a muoversi tra il ramo e l'arnia in modo caotico ma non aggressive . Ho quindi dato un ulteriore forte scossone al ramo ed il secondo glomere è caduto nell'arnia portandosi con se la Regina. Immediatamente le api che volavano disordinatamente sono entrate nell'arnia. Durante questa operazione ho sentito un intenso profumo di citronella emanato dalla Regina per mantenere lo sciame compatto e visto api volarmi intorno senza aggredirmi anche se il numero era assai elevato. Ho aspettato quindi che lo sciame si riorganizzasse e quindi l'ho travasato in un arnia a 9 favi per fare in modo che si sviluppasse bene. Tutta questa operazione mi ha preso circa 3 ore e eseguita con estrema calma. Si può usare anche un grosso contenitore di plastica o una cesta per posare il ramo reciso con attaccato lo sciame e dopo riporlo nell'arnia, già a disposizione, dove sono stati messi nuovi favi o direttamente nell'arnia. Inizialmente levare i due centrali ma rimetterli dopo poco in quanto le api producono assai velocemente favi nuovi e quindi vengono a crearsi immediatamente favi appesi al tetto. Se invece lo sciame è attorno a un tronco (accade il 25% delle volte) si può usare un secchio di plastica con un taglio profondo a V sul bordo in modo da adattarlo al tronco e quindi far scendere lo sciame con l'aiuto di una spazzola inumidita. Si recuperano un po' di api e si travasano nell'arnia. Appena di sposta la Regina nell'arnia, assai difficile data la moltitudine di api, individuarla, le api confluiscono nell'arnia senza alcun intervento esterno. Se lo sciame è a terra, situazione assai facile, si pone un'arnia come nel caso precedente vicino e si poggia prossimo allo sciame un favo con miele o vecchio, le api lo ricoprono e si scuote sopra l'arnia in modo che entrino. Anche qui quando la Regina è dentro l'arnia le api rimanenti la raggiungeranno.
Si possono presentare, come dicevo prima, delle situazioni complesse che richiedono la necessità di lavorare su di una scala, spesso in zone dove il terreno è in pendenza e quindi risulta assai pericoloso. In questi casi vanno valutate con attenzione le mosse, fissata la scala con una corda e avere un aiuto di una seconda persona.

 

Prevenzione o controllo della sciamatura?
La prevenzione consiste nel maneggiare le famiglie in modo da non far sviluppare l'impulso della sciamatura. Il controllo consiste nel trattare lo sciame in modo da non farlo sciamare
La sciamatura, dalla descrizione data precedentemente, porta a ridurre le forze dell'alveare e anche la produzione. Un modo di prevenire la sciamatura consiste nel distruggere le celle reali che spesso vengono costruite al bordo del favo, qualche volta anche al centro. Questo metodo non è sicuro in quanto può succedere che sfuggono delle celle reali.

 

Altre prevenzioni possibili:
Un metodo più efficace di prevenzione consiste nel rintrodurre nuova Regina almeno ogni due anni Buona ventilazione dell'arnia

Spostare favi da famiglie forti a quelle deboli in modo tale da equilibrare la forza delle famiglie. Questa operazione va sempre fatta verificando la salute delle famiglie nell'ultimo periodo specialmente di quella debole.
Dare maggior spazio, ad esempio mettere melario appena c'è possibilità di infiorescenza anche se questa procedura in particolari zone (montagna) può creare squilibrio di temperatura. Oppure se hanno passato l'inverno in arnie da 5-6 favi passare ad un'arnia a 9 favi.

Controllo: Che cosa succede se si dimentica o non puoi fare una delle azioni sopra elencate per prevenire la sciamatura? Che fare? Innanzi tutto controllare se la famiglia è molto popolosa, in tal caso puoi applicare uno dei metodi elencati di seguito.
Dividere la famiglia in due: prendere due favi di covata, un favo con miele e polline e spostarli in un arnia con altri tre favi nuovi e api . Al centro introdurre una nuova Regina (in gabbia). Alimentare bene la nuova famiglia. Stare attenti al possibile saccheggio. Nella vecchia famiglia si aggiungono i favi mancanti e controllare la presenza della Regina.
Se questa operazione ha successo, abbiamo ottenuto il meglio in quanto abbiamo una nuova famiglia e risparmiato una sciamatura!

 

Un altro metodo per ottenere uno sciame artificiale senza ricercare la Regina può così riassumersi:

Rimuovere tutte le celle reali

Dividi in due la famiglia assicurandosi di dividere in due anche i favi di covata

Mettere le arnie in un posto qualsiasi dell'apiario
Metti dell'erba di fronte a all'entrata per far familiarizzare con la nuova arnia
dopo tre giorni ispezionare le due arnie. In una ci sarà la Regina e nell'altra si troverà una cella Reale
nell'arnia con la cella Reale rimuovere altre possibili celle se presenti o rimuoverle tutte ed introdurre una nuova Regina